Il Botteghino - Il divorzio in Italia

DIRITTO AL QUOTIDIANO

In questa nostra Europa le differenze tra le legislazioni nazionali sono ancora tante e dunque per il cittadino europeo è essenziale informarsi appena “circola” nel territorio europeo.

In questo numero, vi illustreremo le caratteristiche della disciplina del divorzio in Italia, rivolgendo particolare attenzione alle conseguenze economiche e con riferimento a quella che è la disciplina in Belgio. Innazittutto è da sottolineare che, a fronte di una legge belga che, in materia, pone esattamente sullo stesso piano uomini e donne (il mantenimento viene stabilito sulla base di tabelle che non concedono troppi margini di discrezionalità), i tribunali italiani fanno invece far pendere l’ago della bilancia a favore delle donne che, da vittime indiscusse di matrimoni falliti sembrano ora, sempre più spesso, godere di una certa posizione privilegiata rispetto agli uomini.

Attualmente (da notare che la legge del divorzio in Italia farà a breve oggetto d’importanti modifiche!) è possibile richiedere al Giudice il divorzio decorsi tre anni dalla separazione personale dei coniugi (a partire dalla prima udienza di comparizione avanti al Tribunale). Solo da poco è consentito divorziare stipulando un accordo con l’assistenza degli avvocati (negoziazione assistita); cio’, tuttavia, solamente in assenza di figli minorenni, maggiorenni non economicamente autosufficienti o portatori di handicap gravi.

Con la sentenza che pronuncia il divorzio, il Tribunale, valutati tutti gli elementi del caso, dispone l'obbligo a carico di un coniuge di versare periodicamente a favore dell'altro un assegno “quando quest'ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive.”

È proprio questo il presupposto essenziale per il riconoscimento dell’assegno divorzile, il quale ha la primaria funzione di assistenza materiale al coniuge più bisognoso. Tuttavia la Corte di Cassazione italiana, che inizialmente si era mostrata alquanto severa sul punto, a partire dagli anni ‘90, ha rivisitato l’espressione intendendo la mancanza di “mezzi adeguati” come mancanza di mezzi tali da consentire all’ex coniuge la prosecuzione di un tenore di vita analogo a quello goduto durante il matrimonio. Su questo punto si constata che la giurisprudenza belga non si discosta da questi criteri. Dunque i tribunali italiani, nel determinare l’ammontare dell’assegno divorzile, che può essere corrisposto periodicamente o una tantum, tengono conto di diversi fattori come ad esempio l’impossibilità di procurarsi i mezzi per ragioni di salute o per la difficoltà di trovare una collocazione sul mercato del lavoro in un preciso momento storico. Successivamente sun’attenzione viene riservata ad eventuali incrementi delle condizioni patrimoniali del coniuge obbligato ed un ipotetico aumento dell’assegno sarà d’obbligo nel caso in cui l’ex coniuge perda il lavoro.

L’assegno divorzile, peraltro, include (o si accompagna ad) una componente risarcitoria. Occorre quindi valutare se uno dei due coniugi sia responsabile per l’interruzione della comunione di vita. E’ qui che invece la giurisprudenza belga è totalmente differente visto che l’elemento “colpa”, nela legislazione belga, è stato abbandonato dal 2007, momento in cui la legislazione sul divorzio ha subito delle modifiche sostanziali.

In Italia dunque la violazione dell’obbligo di fedeltà (se adeguatamente provata) costituisce, per giurisprudenza ormai consolidata, uno dei motivi più frequenti di addebito della separazione o del divorzio, ed eventualmente di risarcimento del danno non patrimoniale (morale).

E’ cosi’ che la Corte di Cassazione, dando rilievo a tale obbligo imposto dal Codice Civile stesso, ha espressamente ritenuto che l’infedeltà, ledendo la dignità e l’onore del coniuge tradito, costituisce un illecito civile, essendo, quelli derivanti dal matrimonio, doveri di natura, oltre che morale, anche giuridica. Pertanto, dalla violazione di questi, intesa come violazione dei principi basilari della personalità umana, può derivare l’obbligo risarcitorio.

Vi ricordiamo che, già nella fase precedente il matrimonio, i coniugi sono tenuti a lealtà, correttezza e solidarietà reciproca; cio’ che impone un onere di informazione circa le proprie condizioni psicofisiche e ogni situazione che possa compromettere la comunione materiale e spirituale cui il matrimonio è rivolto. Ad esempio, l’omessa informazione, da parte di uno dei coniugi, della propria incapacità di condurre una normale vita sessuale durante il matrimonio, lede l’altro coniuge (che sapendo, avrebbe rifiutato il matrimonio) nel suo diritto alla sessualità, violando diritti fondamentali della persona come il decoro, la dignità, il prestigio e la salute. Tutte lesioni, per la Suprema Corte, risarcibili.

Interessante a riguardo è una pronuncia del Tribunale di Brescia che, nel 2006, aveva condannato il marito a risarcire la ex-moglie avendo l’uomo intrapreso una relazione extraconiugale omosessuale e avendo, per conseguenza, cessato i rapporti fisici con la moglie. Tale infedeltà offendeva i diritti fondamentali del coniuge nell’essenza della sua personalità, ed era quindi, secondo il Tribunale, fonte di risarcimento del danno, posto che la moglie, non solo veniva vulnerata nella sua dignità, ma anche nella sua legittima aspettativa circa lo sviluppo della dimensione coniugale e familiare.

La lesione della dignità, causata dall’infedeltà, è dunque pacificamente riconosciuta come risarcibile a titolo di danno non patrimoniale, peraltro nemmeno cosi’ arduo da provare in giudizio, se si considerano le frequenti conseguenze personali e psicologiche che il tradimento comporta, con traumi facilmente accertabili mediante idonea consulenza medico legale. Non ci risulta davvero difficile credere che il divorzio all’italiana possa essere, quanto meno per una delle parti (l’altra ne subirà conseguenze più o meno pesanti), tutto sommato, conveniente. Dunque a voi scegliere ....

A cura di

Avv. Mariapaola Cherchi e Dott.ssa Federica Rossi

CHERCHI & PARTNERS, European Law Office

Avenue Louise 149 - 1050 Bruxelles

Email : info@cherchilaw.com

Website : www.cherchilaw.com